PRIMUS * Magnolia Segrate 31 luglio 2026
PRIMUS, ricetta per un sold out:
Prendi un pugno di punk, un pugno di metal, un pugno di jazz, un pugno di country, un pizzico di hip hop, una spolverata di ironia, fai mescolare da tre musicisti preparatissimi e servi ben caldo. I più pignoli diranno che senza dosi precise il risultato non è mai uguale, ma è proprio la fotografia della genialità di questo trio, che prende ogni uscita sul palco come l'occasione per divertirsi in base allo stato d'animo del momento. Una band che mia moglie ha definito una delle più strampalate che ascolto ...
La serata al Magnolia di Segrate non fa eccezione, le parti musicali vengono dilatate all'estremo, mettendo in secondo piano il cantato e dando forma ad uno spettacolo decisamente psichedelico, frutto in parte di una sana improvvisazione.
Ho provato a prepararmi controllando le scalette dei precedenti live, ma ogni sera, tranne un paio di pezzi ricorrenti sono sempre state diverse,come è stato per queste due date milanesi.
Alla prima data del 31 luglio, andata esaurita in pochissimo tempo, complice la decennale mancanza dallo stivale, ne è stata subito aggiunta una seconda, anch'essa esaurita, anzi a dire il vero, direi che ad occhio, gli ammessi alla prima serata fossero anche qualcuno in più della capacità consentita.
Band seminale,formatasi ad El Sobrante California nel 1984, sono artisticamente figli di Frank Zappa e padri di uno stuolo di band come Korn e Deftones, fino ad arrivare al fenomeno del momento Angine de Poitrine. Rappresentano quella musica cerebrale ed indefinibile che ti fa fare un salto di livello, rapendoti nel vorticoso magma degli accordi creati.
Imprevedibili anche nel cominciare il concerto con dieci minuti d'anticipo sull'orario previsto, cogliendo in contropiede molti ritardatari, tra cui me e GG, nonostante la marcia d'avvicinamento a 160 km orari a bordo del suo poderoso KTM(per me acronimo di kittemuort, vista la paura provata sul sellino posteriore). Se non altro, il parcheggio è stato agevole.
Essendo entrati a concerto iniziato, il punto di partenza era un po' defilato, ma poi, sfruttando le scie e le diagonali sono riuscito ad arrivare in quinta fila, di fronte a Claypool. Posizione dignitosa, ma non abbastanza tattica per poter ottenere una delle due scalette distribuite dal palchista a fine evento, e vedendo le foto sotto l'articolo, non potrete non empatizzare col misero me.
Dopo cinquanta minuti di musica si fermano, facendomi temere il peggio, per venticinque minuti, per poi rientrare e suonare per altri cinquanta minuti più il bis.
Les Claypool, nonostante il rovente anticiclone africano, veste per tutto il tempo una giacca all'apparenza pesante e la bombetta, che cederà il posto ad un casco da moto ricoperto di specchietti stile palla da discoteca per il lungo bis di Southbound Pachiderm.
Les ha suonato il basso senza plettro, arpeggiando e 'slappando ' da par suo, Larry La Londe, tatticamente posizionato di fronte ad un potente ventilatore ha usato diverse delle sei chitarre del suo box, accordate prontamente dal suo tecnico. All'enorme set di tamburi, impreziosito da vistosi occhiali da sole dalla montatura bianca, siede John Hoffman, nuovo batterista che la leggenda dice sia stato selezionato tra 6100 candidati.
Divertente siparietto, ripetuto due o tre volte, proponendo gli accordi di Peaches, degli Stranglers nei cazzeggi tra una canzone e l'altra.
Tra il pubblico foltissima rappresentanza di stranieri (ho percepito almeno quattro idiomi diversi) e di fans da tutta Italia, a giudicare dalle disparate cadenze dei vicini di posto.
Poca l'interazione con il pubblico durante ed alla fine del concerto, con Les Claypool che si accomiata portando alla fronte due dita senza proferire parola.
Per finire, un ringraziamento particolare a Barley Arts, che ci ha permesso di entrare da invitati a questo evento irripetibile.
PRIMUS SUCKS!
Mauro Spagnoli




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