SANAM * live Milano 21 novembre 2025 *amarcord
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Altra trasferta milanese, questa volta alla guida c’è capo de capis Lino Brunetti, habitué dello Spazio Teatro 89 e buon amico di moltissimi frequentatori. Il locale è una bellissima struttura in zona San Siro, con controsoffitti in legno e un’acustica perfetta, balconata con poltroncine e un ampio parterre di fronte a un palco sollevato da terra di poche decine di centimetri. L’ideale per godersi nel migliore dei modi un concerto. Unica pecca, l’offerta gastronomica del bar, che si limita solamente a due tipi di toast. La birra però, una ipa artigianale del birrificio Lariano, fa dimenticare tutto, lubrificando la conversazione con luppolata armonia. Tra gli argomenti trattati al tavolo, spicca la definizione di krautrock (genere cui la band di stasera è stata in parte accostata), ma alla fine non siamo arrivati ad una risposta univoca e definitiva.

I SANAM sono un sestetto libanese con all’attivo due album in studio e un live. Una base ritmica icastica e sciamanica, molto pulita nella sua semplicità, al canto la bella Sandy Chamoun, dalla voce calda e avvolgente e le movenze misurate. Completano l’organico, mancante questa sera di una componente impegnata altrove, una consolle elettronica, un buzuq (tradizionale strumento a corde) costantemente distorto, due chitarre elettriche, suonate una in maniera rumorista (non ricordo di aver visto eseguire un singolo accordo tradizionale) e l’altra con l’archetto da violoncello.
Eseguono ipnotiche nenie provenienti da una millenaria stratificazione culturale levantina, squarciate dagli interventi lancinanti della sei corde elettrica e dei suoni elettronici. Il passato della confortevole tradizione, corroso dagli allucinati rumori del presente. Sui testi non posso dire molto, essendo cantati in arabo, ma i recensori poliglotti dicono che sono tratti da composizioni di poeti della cultura mediorientale presente e passata.

Indubbiamente il risultato sonoro è coinvolgente, ipnotico, e ha costantemente abbracciato e coccolato il centinaio di partecipanti al catartico evento. Esaltati dalla stampa internazionale, si esibiscono per la prima volta in Italia per un tour che che li vedrà suonare ogni sera in una diversa città dello stivale, per poi portarsi nel Regno Unito, dove chiuderanno il 5 dicembre a Londra.

Un’ora di concerto più una canzone di bis, con tanti applausi scroscianti che hanno rallegrato i musicisti, contenti per la prestazione. Non c’era una scaletta da aggiungere alla mia collezione, eseguendo i SANAM per consuetudine ogni sera le stesse canzoni, ma mai allo stesso modo, lasciando sempre spazio all’improvvisazione estemporanea.

Dopo venticinque anni di lontananza, ho rivisto l’ex collega Marcello, compagno di turni estremi in aeroporto, che è rimasto sempre il bizzarro guascone di un tempo. Ha ragione Carofiglio, quando dice che «il tempo ci invecchia ma non ci cambia». È sempre un piacere ascoltarlo, come quando mi racconta della sua trasferta a Varsavia per vedere lo spettacolo di un vibrafonista giapponese, o per giustificare il proprio vicino di casa, che alle 2:30 del mattino lo apostrofa malamente per lo stereo a palla, dicendo che in fondo «i Sonic Youth fanno questo effetto a tutti». Bella serata, e poi la Ale (nuova amica), con la sua bellissima voce da attrice, mi ha reso partecipe dell’ingrediente segreto per un perfetto sugo di pomodoro. Spero non si penta della confidenza e non mi scateni contro qualche cuoco ninja per ridurmi al silenzio.
Mauro Spagnoli
tutte le foto © Lino Brunetti
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