THE JACKSON POLLOCK + CUT * Busto Arsizio 12 settembre 2026




All'apertura stagionale della miniera musicale del mai troppo lodato Circolo Gagarin di Busto Arsizio, dó fiducia agli orari indicati in locandina per l'inizio dei concerti,  le 21:30, ma l'attesa stasera si protrae più del solito, fino alle 22:30, quando finalmente suona la familiare campanella che invita ad entrare in sala concerti. 

Oggi doppietta di band che hanno trovato casa nel bolognese, seguite dall'agenzia Vertigo, i "the Jackson Pollock" ed i "Cut".

Mise en place particolare per i JP, con batteria ed amplificatori posizionati in mezzo alla sala, per un set senza alcun filtro, che per un'ora sorprenderà e coinvolgerà la quarantina di spettatori presenti. 

Alla batteria ed alla voce Emily, che suona con fluidità del gesto ad assetto molto variabile, avendo un piglio decisamente tersicoreo. Infatti durante l'esecuzione dei brani si agita e balla, con uno stile decisamente unico, percuotendo lo strumento con violenza inaudita, costringendola a riassettarlo più volte, per stringere la pelle del rullante, per ricomporre il charleston che ha perso la molla, per raddrizzare il tom capovolto. Fresca e genuina, con la verve di una novella Pollon, chiacchiera con il pubblico nelle pause tra un pezzo e l'altro. Per combattere gli ultimi caldi estivi, niño permettendo, si versa più volte in testa l'acqua da una bottiglia per rinfrescarsi.

Uno stile tutto suo, ma perfettamente funzionale al suono del gruppo. Un paio di volte, nell'enfasi dell'esecuzione ha perso una bacchetta,  ma ha continuato disinvoltamente a tenere il ritmo affiancando la mano alla bacchetta superstite.

Alla chitarra, e per un paio di pezzi al basso, Davide, lo yang della solare Emily, che ha dato le spalle al pubblico per tutto il set, mentre cuciva  le sue trame elettriche piene ed emozionanti, con apparente distacco. Ottimo musicista, ma mi perdonerà se, da ex batterista, mi sono soffermato maggiormente sull'altro cinquanta per cento della band.

Altro che delicato dripping, questi due ragazzi rovesciano sui presenti secchiate di hard core, garage e noise, eseguiti con perizia e sincerità. Originalissimi ed adrenalinici, riescono a trasmettere intorno a loro una carica energetica enorme, basti pensare che a fine concerto, la batteria del telefono aveva un trenta per cento  di ricarica in più!





Breve pausa per riallestire la sala, ed è la volta dei CUT, storica band che propone il "perseverance tour" dei trent'anni di attività , nell'attuale formazione a tre, con un cantante chitarrista (Ferruccio), un chitarrista cantante (Carlo), ed un batterista (Tony).

Sono dei blues brothers punk in missione per conto degli MC5, il cui cantante ha spesso il cipiglio teatrale e l'indubbio carisma di un predicatore. Suonano un indie rock le cui taglienti trame spesso sconfinano in un sanguigno garage punk. 
Incarnano pienamente lo spirito del rock, tanta fatica e tanto sudore, portando alto il vessillo del rock alternativo italiano, suonando dappertutto e dando sempre il massimo, nonostante la lunga carriera come musicisti, con sette album alle spalle, e come produttori.



Band rodata, con i componenti che si trovano ad occhi chiusi, saltando senza sosta sopra e sotto il palco. Addirittura,  Carlo cadendo anche dal palco stesso, ma riuscendo stoicamente a finire di cantare il pezzo sdraiato a faccia in giù sul pavimento!

Set molto bello, professionale, trascinante, con una scaletta di 21 canzoni pescate da tutta la loro trentennale produzione, che vede per l'acclamato bis salire catarticamente sul palco tutto il pubblico presente, lasciando a fondo sala solamente i bravi fonici.

Come concludere il pezzo se non con un accorato e colmo di aspettative: grande Gagarin, buona la prima!




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